Uno dei temi di cui Lei si occupa è quello dell’Umanizzazione della Medicina. Cosa l'ha portata ad interessarsi a questo ambito e cosa significa dal suo punto di vista umanizzare la Medicina?

Cagiada SOffittoIl mio interesse per l’Umanizzazione della Medicina nasce in primis all’interno della mia professione, dove apparentemente predomina la sofferenza psicologica, sempre collegata ad un “corpo sofferente” e, nel percorso terapeutico, non basta saper utilizzare tecniche o approcci diversificati o integrati, a seconda della singolarità del paziente e della patologia, seppur questi risultino essere di fondamentale importanza per un buon risultato della terapia stessa.
Solo se esiste una relazione terapeutica significativa tra paziente e terapeuta, in cui predomina soprattutto fiducia, “pathos” e sintonia nel rispetto della gradualità del raggiungimento degli obiettivi terapeutici concordati col paziente, la persona stessa può essere in grado di ritrovare nuove motivazioni e nuove vie da percorrere, verso un diverso e più stabile equilibrio.
Anche in ogni ambito della Medicina, le parti devono dialogare e ciò presuppone la presenza di un ambiente di cura in cui si genera benessere nonostante la malattia e in cui si possano percepire coraggio e serenità e compartecipazione reale e sentita, anche nelle situazioni più difficili.
Medicina tecnologica e scientifica fanno parte di un’altra dimensione di intervento che non può sostituire in alcun modo la dimensione umana.
Tutto ciò presuppone una formazione adeguata per tutti gli operatori sanitari, sin dai primi anni del percorso universitario attraverso il quale, il futuro operatore sanitario, dovrebbe acquisire maggior consapevolezza delle proprie competenze.

Al Festival di Bioetica lei parla del progetto "Spazio Etico”. Può spiegarci sinteticamente cosa è e cosa si propone nel breve e medio termine?
Il progetto “Spazio Etico” è un laboratorio, uno Spazio rivolto sia agli operatori sanitari che ai cittadini che alle persone malate con le loro esperienze di malattia ed i loro disagi, in un confronto reciproco. Un laboratorio soprattutto di discussione tra professionisti, che si autoconvoca e si autopromuove per affrontare i dilemmi etici quali ad es. le tematiche di fine vita, la discussione degli errori come consapevolezza dei limiti umani, i conflitti di interesse. Uno spazio ed un tempo per riflettere individualmente o in gruppo sui propri dubbi e sulle proprie scelte, sentendo talvolta il bisogno di un confronto e condivisione. Il progetto prevede uno Sportello di Consulenza rivolto agli operatori sanitari e non, agli utenti e alle famiglie che hanno bisogno in tempi rapidi di un primo orientamento in materia legale, assistenziale, offerto gratuitamente da professionisti dotati di specifiche competenze.

Sulla base della sua esperienza, il personale medico e paramedico è sensibile e disponibile ad accogliere questo approccio?
La richiesta di avere uno “Spazio Etico” a disposizione del personale medico e paramedico proviene direttamente dagli stessi sanitari che, in ambiti diversi, in particolare in occasione della partecipazione a corsi di formazione su tematiche riguardanti l’“Etica in Sanità” organizzati dalla CISL Medici Lombardia, hanno esplicitato tali bisogni.
Si auspica che tale progetto possa avere un seguito anche in altre realtà nazionali, al fine di favorire il dialogo tra le varie figure professionali, medici, infermieri, psicologi, biologi, veterinari nel rispetto dei ruoli e competenze, in un clima di serena collaborazione e avendo come fine, non ultimo, un valido aiuto per fronteggiare e contenere lo stress lavorativo contribuendo a prevenire l’ormai nota Sindrome del Burnout. La CISL Medici Lombardia metterà a disposizione gratuitamente, a breve termine, per la realizzazione del progetto, spazi idonei (ufficio/studio e sala conferenze) in via Vida al n.10, per un pomeriggio la settimana, previa stipulazione di una convenzione con l’IIB (Istituto Italiano di Bioetica) per sancire tale accordo.

Il Servizio Sanitario Nazionale è pressato dal tema del contenimento dei costi. Un approccio che non perda di vista l'umanità e la persona comporterebbe maggiori costi?
Un approccio in ambito sanitario che consideri la “persona”, sia essa paziente o operatore sanitario, nella propria singolarità, a vantaggio della relazione, della complicità, della compartecipazione, dovrebbe favorire il contenimento dei costi. Ancor più se ciò avviene in un ambiente salubre che preveda anche il contatto con la natura, con le biodiversità e con gli elementi ad essa associati come i colori, i suoni e le arti quali espressioni innate dell’uomo per affrontare, accompagnare le proprie fragilità, anche nella fase finale della vita. Riumanizzare l’aspetto economico della sanità significa migliorare la qualità della vita.

 

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