Questa terza edizione del Festival di Bioetica ha posto al centro il Futuro, con tutto il suo portato di timori e potenzialità. Come sta vivendo il mondo dell'arte questa fase così delicata ? E come le tante incertezze del presente sono colte o accolte nelle elaborazioni degli artisti?

Quest’anno il Festival presenterà nella sua struttura comunicativa il linguaggio artistico, attraverso la mostra: FUORI CORNICE. Le opere esposte rappresentano alcune scelte che non sono omologate, e che sanno proiettare lo sguardo oltre, appunto nel futuro. Queste scelte partono dalla realtà o da una idea. Sempre si connotano come libere possibilità interpretative di cambiamenti. E sono sempre coraggiose. Non si fermano davanti a scenari incerti, anzi, traggono da essi il desiderio di elaborare nuove visioni, non curandosi degli aspetti né di pregiudizio, né di giudizio. Il mondo dell'arte mette in movimento ogni cosa. Sa che il traguardo è la relatività, la molteplicità degli sguardi, aperti al nuovo, alle diversità percettive.

Può presentarci - con qualche 'pennellata' - gli artisti e le artiste che ha scelto per la mostra che sarà allestita nella elegante Villa Durazzo, e quale messaggio vorrebbe fosse lasciato al pubblico che parteciperà al Festival?

Gli artisti coinvolti presentano varietà di impostazione nella ricerca. Maria Grazia Novaro e Paolo Carugati lavorano su elementi noti. La loro contemporaneità si basa su scelte di tecnica e di colore, sorrette da una memoria percettiva in divenire. Mentre Ornella Gario e Mimmo Padovano affrontano varie elaborazioni di codice concettuale. Le sovrapposizioni, le semplificazioni, il generale e il particolare si richiamano costantemente.

L'arte è espressione di libertà per definizione e spesso, nella storia, ha anticipato il futuro. Da esperta e critica d'arte, quale è la sua opinione considerando il panorama artistico contemporaneo?

L’arte è davvero espressione di libertà, come ho già cercato di dire. Ha quindi anticipato ogni mutamento del futuro. Ha contribuito allo sviluppo culturale della società ed ha portato una profonda innovazione, facendo sì che artisti e destinatari fossero vicini nei bisogni e nelle aspettative. Un’arte quindi aperta alla cittadinanza, un’arte che intende anche perseguire finalità umane. Credo che si debba ancora fare molto per conoscere il linguaggio artistico, per svincolarlo sempre più dall’artista affinché il vero protagonista diventi il contenuto, ossia ciò che l’artista trasmette.

 

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