Un'intervista per conoscere il Comitato Nazionale per la Bioetica e il Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita

La Dr.ssa Agnese Camilli è coordinatrice dell’Ufficio di Segreteria del Comitato Nazionale per la Bioetica e segue il Festival di Bioetica (29 e 30 agosto 2019, Santa Margherita Ligure).  A lei chiediamo di spiegare in modo semplice il ruolo e le funzioni del Comitato Nazionale di Bioetica.

“Il Comitato Nazionale per la Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato costituito con decreto del 28 marzo 1990. Il Comitato svolge una serie di funzioni:

  • In primo luogo supporta il Presidente del Consiglio nell’ambito delle materie di competenza;
  • Approfondisce i profili scientifici, etici e giuridici dei problemi emergenti a causa del progresso scientifico e tecnologico nell’ambito delle scienze della vita e della salute dell’uomo, con metodologia interdisciplinare e impostazione pluralista;
  • Formula dei pareri, anche ai fini della predisposizione di atti legislativi, per affrontare i problemi bioetici, avuto riguardo alla salvaguardia dei diritti fondamentali, della dignità dell’uomo e degli altri valori, così come espressi dalla Carta costituzionale e dagli strumenti internazionali ai quali l’Italia aderisce;
  • Promuove una corretta informazione dell’opinione pubblica su temi così complessi e delicati.

Agnese CamilliLa legge 11 gennaio 2018, n. 3 ha incluso il Presidente del CNB tra i componenti di diritto del Centro di coordinamento nazionale dei comitati etici territoriali per le sperimentazioni cliniche sui medicinali per uso umano e sui dispositivi medici. A conclusione delle attività annuali presenta al Presidente del Consiglio dei ministri un rapporto sulle attività svolte, rapporto che viene trasmesso al Parlamento”.

I temi affrontati dal Comitato sono di solito piuttosto complessi, ma di straordinaria attualità. Dal suo punto di osservazione c'è una sufficiente attenzione da parte dei/delle cittadini/e?

Il Comitato è estremamente attento ai rapporti con i cittadini che costituiscono il punto di riferimento iniziale e finale di ogni attività del CNB, anche quando questo viene interpellato per singoli quesiti da parte di Istituzioni dello Stato. Il CNB è dotato di un sito che viene quotidianamente aggiornato, ove viene pubblicata l’intera attività del Comitato affinché questa possa essere fruibile da tutti coloro che ne hanno necessità per approfondimenti o per semplice conoscenza. Il Comitato promuove, unitamente all’Istituto Italiano di Bioetica, le conferenze per le scuole ed anche questo Festival proprio al fine di divulgare la conoscenza della bioetica nella cittadinanza. Un ulteriore fondamentale profilo di attività del CNB è costituito dalla collaborazione di livello internazionale. Il Comitato è presente in tutti i principali ambiti di livello mondiale che si occupano di bioetica. Un dato che occorre certamente evidenziare è che il Comitato Nazionale per la bioetica italiano è tra quelli maggiormente presenti, nel panorama mondiale, a livello di problematiche approfondite.

C'è un tema, o qualche episodio, che negli anni di lavoro al Comitato l'hanno colpita in modo particolare?

I temi trattati nel corso degli anni dal Comitato sono tutti di grande attualità e investono profili delicati della vita. La cosa che mi ha molto colpito è, qualsiasi sia il tema, l’attenzione che viene posta nel dibattito per ogni singolo profilo del problema che si va ad analizzare. L’argomento oggetto di approfondimento è studiato in ogni dettaglio e possibile ricaduta. Ciò al fine di poter garantire la massima tutela possibile nei confronti dei cittadini e, in particolare, dei soggetti vulnerabili. Le discussioni che vengono affrontate sono certamente molto complesse e comportano un importante livello di discussione interna dovuta al confronto dialettico ed argomentativo su questioni di estrema delicatezza come è stata quella relativa al più recente parere in tema di suicidio assistito che ha visto il CNB impegnato ad offrire al legislatore strumenti di chiarificazione e riflessione etica in vista della possibile legiferazione.

Le chiediamo ora di spiegare in modo semplice il ruolo e le funzioni del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita.

Anche questo Comitato è un organismo di consulenza scientifica del Presidente del Consiglio. Ai sensi della normativa vigente al CNBBSV sono stati attribuiti vari compiti di consulenza e garanzia. In particolare, e sintetizzando, il Comitato esprime pareri, su specifica richiesta:

1) alla Commissione interministeriale di valutazione in materia di impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati;

2) alla Commissione interministeriale di valutazione in materia di emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati;

3) all’Ufficio italiano brevetti e marchi, in sede di valutazione della brevettabilità di invenzioni biotecnologiche;

Il CNBBSV, poi, in qualità di organo di garanzia per il rispetto dei criteri e delle norme tecniche per il funzionamento del laboratorio centrale per la Banca dati nazionale del DNA, compie le verifiche anche nell’ambito dei laboratori che alimentano il laboratorio centrale al fine di verificare gli estremi scientifici di funzionalità dei laboratori stessi. La legge 11 gennaio 2018, n. 3 ha incluso anche il Presidente del CNBBSV tra i componenti di diritto del Centro di coordinamento nazionale dei comitati etici territoriali per le sperimentazioni cliniche sui medicinali per uso umano e sui dispositivi medici. Anche questo Comitato presenta annualmente al Presidente del Consiglio dei ministri un rapporto sulle attività svolte.

I temi affrontati dal Comitato sono di solito piuttosto complessi, ma di solito sono di straordinaria attualità. Dal suo punto di osservazione c'è una sufficiente attenzione da parte dei/delle cittadini/e?

Anche in questo caso l’attenzione alle istanze/problematiche che possano riguardare la collettività sono sempre poste in primo piano. In realtà il Comitato lavora per la collettività. Tutta la produzione è pubblicata sul sito affinché sia fruibile a tutti coloro che sono interessati.

C'è un tema, o qualche episodio, che negli anni di lavoro al Comitato l'hanno colpita in modo particolare?

Mi ha sempre colpito la piena attenzione che viene posta dai componenti del Comitato, tutti scienziati di valore assoluto selezionati sulla base delle competenze allo stesso attribuite per legge, a quelle che possono essere problematiche - anche solo eventuali - che possono venire a crearsi sia per la salute umana ed animale sia per l’ambiente. I componenti del Comitato ed il Presidente sono attentissimi ad agire anche in via previsionale ed approfondiscono le varie tematiche con netto anticipo rispetto alle possibili evoluzioni di settore.        Il CNBBSV ha sempre seguito le applicazioni e gli sviluppi della Bioeconomia tuttavia, in questo momento, il Comitato sta, in particolar modo, promuovendo il coordinamento della strategia europea in questo ampio ed articolato settore, fondamentale per lo sviluppo economico italiano ed europeo. La Bioeconomia è composta dai settori di agricoltura, allevamento, foreste, pesca e acquacoltura e gli annessi settori di trasformazione della materia prima prodotta come l'industria alimentare, quella che lavora il legno, le bioraffinerie e una parte dell'industria marino-marittima. La Bioeconomia italiana è terza in Europa, dopo quella tedesca e quella francese, con un fatturato annuo di circa 330 miliardi di euro e quasi 2 milioni di posti di lavoro.

Il nostro Paese è, inoltre, secondo in Europa in termini di ricerca ed innovazione (come presenza nei progetti finanziati dalla commissione EU nell’ambito della Bioeconomia) e spesso il primo in termini di ricchezza in biodiversità, prodotti innovativi e di qualità immessi sul mercato, ma richiede maggiore coordinamento tra Ministeri e fra Ministeri e Regioni, come fra gli attori del settore pubblico e privato attivi nei diversi ambiti della bioeconomia. Al fine di porre rimedio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha deciso, nel 2016, di dotare il Paese di una strategia nazionale, predisposta dai Referenti di 4 Ministeri (MIPAFF, MIUR, MISE, MATTM), dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dall'Agenzia per la coesione territoriale e da alcuni Cluster tecnologici nazionali. L’attuale Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ritenuto opportuno riprendere il lavoro già condotto, aggiornando la strategia presentata nel 2017, anche in funzione del nuovo piano di finanziamento della ricerca e innovazione europea (Horizon Europe) ed avviando un gruppo di coordinamento nazionale nell'ambito del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita di Palazzo Chigi, diretto a facilitare e monitorare l'attuazione della stessa sull’intero territorio nazionale.

Intervista di Tiziana Bartolini, pubblicata anche in http://www.noidonne.org/articoli/agnese-camilli-un-incontro-ravvicinato-con-bioetica-biosicurezza-e-biotecnologie.php

Cittadini più consapevoli e informati per superare l'emergenza, prevenire i disastri e imparare a rispettare i fenomeni naturali

La dr.ssa Silvia Peppoloni, ricercatrice dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, svolge la sua attività scientifica nell’ambito delle pericolosità e dei rischi geologici, come quelli associati a terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, frane o alluvioni. Inoltre, si occupa di aspetti educativi e divulgativi delle Scienze della Terra. Ma soprattutto è leader internazionale di geoetica, disciplina che studia le ricadute etiche e sociali della ricerca e della pratica delle scienze che studiano la Terra, fornendo principi, linee guida e criteri per un corretto uso degli strumenti scientifici per gestire il territorio. Nel suo libro “Convivere con i rischi naturali” (Il Mulino, 2014), la tesi è che i fenomeni naturali, anche nei loro aspetti più temibili, ci ricordano che la Terra è un pianeta vivo. In vista della sua partecipazione al Festival di Bioetica (Santa Margherita Ligure, 29 e 30 agosto 2019) raccogliamo le opinioni espresse da chi guarda la natura e i suoi fenomeni dal punto di vista scientifico.

vulcanoPossiamo dire, con una battuta, che se la Terra è un pianeta vivo allora il territorio italiano è vivissimo... se consideriamo la frequenza dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche. Secondo lei abbiamo posto una adeguata attenzione e cura nella corretta formazione della popolazione, a partire dalla scuola? Cosa occorrerebbe fare?
Certamente l’Italia è un paese geologicamente giovane e per questo caratterizzato da processi tettonici ancora vivaci, come testimoniano l’attività sismica e vulcanica diffuse su gran parte della penisola. Dunque, un ambiente fisico difficile, al quale tuttavia si è colpevolmente aggiunta l’incuria dell’uomo e la disattenzione della politica.
Di fatto l’Italia non è molto sollecita nella definizione di una strategia efficace e duratura di riduzione dei rischi naturali, una strategia che si fondi in primo luogo sull’educazione nelle scuole e sull’informazione alla popolazione attraverso un approccio partecipativo, e che inoltre preveda in modo sistematico esercitazioni di emergenza, pianificazione d’interventi sugli edifici esistenti, controllo rigoroso e sistematico dell’applicazione delle normative edilizie (che esistono), e molte altre attività, che nel loro insieme chiamiamo prevenzione. Queste attività non possono eliminare il rischio, che non è azzerabile, ma certamente possono ridurlo.
Al momento, da semplici cittadini, percepiamo la prevenzione essenzialmente come una serie di luoghi comuni, puntualmente rispolverati dopo ogni tragedia. E cosa ancor più grave, non abbiamo un’adeguata percezione del rischio che corriamo in determinate situazioni. Episodi in cui persone perdono la vita per disattenzione, superficialità, sottovalutazione dei rischi incombenti dimostrano che in certi momenti non ci si rende proprio conto che si sta mettendo a repentaglio la propria vita e quella di chi dovrà tentare di salvarci. E’ evidente che le persone non sono stupide, ma piuttosto poco informate e di conseguenza inconsapevoli e poco responsabilizzate.
Purtroppo ad oggi non siamo provvisti delle conoscenze di base sulla pericolosità dei fenomeni naturali, nonostante non manchino iniziative a carattere nazionale in questa direzione, che però non hanno l’impatto desiderato e probabilmente non sono efficaci come quelle portate avanti in altri paesi (ad esempio in Giappone, Cile e Colombia, solo per citarne alcuni). Queste attività dovrebbero avere una diffusione capillare sul territorio ed essere regolarmente incluse nei programmi educativi. Investire maggiormente nella sicurezza individuale e sociale permette di acquisire quelle conoscenze che possono salvarci la vita in una situazione di pericolo e di emergenza, tra cui anche le più banali regole di buon senso. Questo nel nostro paese è ancora un obiettivo da raggiungere. 
Inoltre, la facilità con cui siamo soliti “perdere la memoria” degli eventi e dei disastri del passato alimenta la vulnerabilità della nostra società. Dopo un terremoto o un’eruzione vulcanica disastrosa bastano pochi anni per dimenticare. Il tempo diluisce la memoria dell’evento, allontana la paura confinandola nel passato e sfocandone i contorni. E mentre quel ricordo progressivamente si cancella, svanisce dalla nostra memoria anche la necessità di porre l’opportuna attenzione alle zone più rischiose del nostro territorio. La memoria, che è parte della conoscenza, è un elemento indispensabile per comprendere la reale pericolosità dei fenomeni, per caratterizzarne i rischi associati e per definire azioni che accrescano la nostra sicurezza in modo da evitare che quei disastri si ripetano. 
Senza entrare nel merito dei ruoli e delle responsabilità di ciascuno degli attori sociali coinvolti in una situazione di pericolo o durante un’emergenza (scienziati, decisori politici, tecnici, giornalisti, ecc.), bisogna ammettere che spesso anche noi cittadini non ci attiviamo responsabilmente per comprendere meglio quello che sta avvenendo, lasciandoci influenzare dai vari opinionisti di turno se non addirittura da ciarlatani in cerca di visibilità. Invece dovremmo diventare più consapevoli delle possibilità che abbiamo di incidere sulla sicurezza individuale e sociale. Se da un lato tutti abbiamo il diritto di pretendere che lo Stato garantisca la nostra incolumità, dall’altro abbiamo il dovere di informarci di più e bene, rivolgendoci a fonti scientifiche certificate (università e istituti di ricerca). Solo in questo modo possiamo diventare più consapevoli del valore della prevenzione e dell’importanza di investire sulla nostra sicurezza. Questo atteggiamento avrebbe anche un importante significato politico, perché ci renderebbe più capaci di valutare l’operato di chi gestisce il nostro territorio. 

Dunque, alla fragilità del nostro territorio e alla scarsa attenzione della politica, si aggiunge anche una carente cultura della prevenzione che non riesce a mettere radici profonde...
Assolutamente sì.
Al di là delle oggettive difficoltà a trovare le risorse economiche, a superare inefficienze burocratiche e una certa miopia delle nostre classi politiche, le ragioni profonde dell’inerzia del nostro paese a intraprendere in modo serio e responsabile un percorso politico di largo respiro, che abbia come obiettivo la difesa dell’incolumità dei cittadini, vanno cercate in una consolidata “abitudine” all’emergenza, quale modalità operativa per affrontare i rischi naturali.
Siamo sempre stati un popolo capace di grandi slanci di solidarietà nei momenti di emergenza. Al tempo stesso non riusciamo a comprendere fino in fondo l’importanza di affiancare alla capacità di gestire un’emergenza un’azione dagli effetti più sicuri, più duraturi come la prevenzione. 
La prevenzione mostra i suoi effetti su scale temporali di medio e lungo periodo e richiede investimenti economici, cooperazione e coordinamento. Ma questo non basta: perché sia efficace, ha bisogno di una contemporanea azione sul piano culturale. Tale azione dovrebbe essere basata sull’individuazione di valori su cui fondare le azioni di prevenzione.
L’elemento cardine su cui, a mio avviso, è possibile costruire una vera cultura della prevenzione è il senso del territorio, inteso proprio come valore, valore fondante dell‘identità di una comunità umana. L’attenzione collettiva verso il territorio, verso le sue peculiarità artistiche, economiche, culturali, sociali, incluse le sue caratteristiche di pericolosità, può dare al nostro Paese una reale prospettiva di progresso in un’ottica di recupero identitario storico-naturalistico.
Gli eventi tragici che periodicamente interessano l’Italia indicano che per dare radici a una cultura della prevenzione c’è ancora molto da fare. L’assenza di una piena consapevolezza della fragilità e del valore del nostro territorio si traduce in incuria, degrado, abbandono e nella costante impreparazione della popolazione a fronteggiare non solo i più rari fenomeni estremi (ovvero gli eventi più intensi e meno probabili), ma anche gli eventi naturali più frequenti. 
Dobbiamo comprendere che la prevenzione è questione che coinvolge allo stesso tempo l’intero corpo sociale e il singolo individuo, ognuno per la sua parte di responsabilità. Esistono aspetti di cui necessariamente lo Stato deve farsi carico, come per esempio educare:educare alla conoscenza del territorio, delle sue pericolosità, della sua vocazione. Lo Stato non può venir meno all’alto compito sociale di formare futuri cittadini più responsabili anche verso i propri territori. Ma esiste anche il dovere etico di ogni individuo di informarsi, di migliorare la propria preparazione e di predisporsi alla cooperazione.

La geoetica, questo nuova disciplina di cui lei è promotrice internazionale, può essere utile in questo senso?
La geoetica, nata inizialmente nell’ambito strettamente scientifico per analizzare le implicazioni etiche, sociali e culturali che accompagnano l’attività e la ricerca nelle scienze della Terra, ha ormai dimostrato le sue potenzialità educative e operative al di fuori del perimetro professionale, proponendo alla società una visione del rapporto tra uomo/natura che tenta di superarne la secolare dicotomia. La geoetica si sta rapidamente affermando come una nuova prospettiva culturale fondata sulla conoscenza scientifica del sistema Terra e come una modalità operativa che richiama ad un agente umano, responsabile delle modifiche indotte nel sistema Terra, in grado di orientare le sue scelte verso il rispetto delle dinamiche naturali e degli ecosistemi e la valorizzazione del territorio. In riferimento ai rischi naturali, la geoetica può fornirci le categorie corrette per discutere di prevenzione, richiamando scienziati, classi politiche e cittadinanza alle proprie responsabilità. In questo senso la geoetica riguarda tutti.

Intervista di Tiziana Bartolini pubblicata anche in  NOIDONNE link: http://www.noidonne.org/articoli/silvia-peppoloni-la-geoetica-e-il-valore-del-territorio.php

Il Sindaco di Santa Margherita Ligure, Paolo Donadoni, è stato confermato nella carica di Primo Cittadino alle recenti elezioni amministrative, segno dell'apprezzamento per il lavoro svolto da parte della sua cittadina.

Si concentra sul tema dell'economia circolare e sul ciclo dei rifiuti l'intervento della prof.ssa Pinuccia Montanari al Festival di Bioetica organizzato dall'Istituto Italiano di Bioetica a Santa Margherita Ligure il 29 e 30 agosto. Le abbiamo rivolto alcune domande per comprendere meglio alcuni aspetti legati al temi importanti, che ci coinvolgono direttamente e per molte ragioni nella nostra vita quotidiana.

Come hanno inciso i progressi scientifici e tecnologici nelle persone malate e in chi le cura? Forza e fragilità aprono nuovi spazi alle relazioni umane

Lunedi, 05/08/2019 - Ivana Carpanelli è componente storica e vicepresidente dell'Istituto Italiano di Bioetica nel quale negli scorsi anni ha ricoperto il ruolo di Segretaria Generale e Legale Rappresentante. Grazie alla professione che ha svolto di infermiera e all'attuale attività di formatrice e counsellor, è particolarmente attenta agli scenari del futuro nel suo campo. Nell’ambito della terza edizione del Festival di Bioetica (Santa Margherita Ligure 29 e 30 agosto 2019) modera il Tavolo intitolato 'Educare alla sostenibilità'. Le rivolgiamo alcune domande.

Umanizzare la Medicina e lo Spazio Etico: intervista a Silvana Cagiada in vista del Festival di Bioetica (Santa Margherita Ligure, 29 e 30 agosto 2019)

Lunedi, 05/08/2019 - Silvana Cagiada, psicologa clinica e psicoterapeuta, ha lavorato come dirigente psicologa nel Servizio Sanitario Pubblico di Crema (Cr) e Cremona e attualmente, come libera professionista, collabora con l’Università di Milano ed è docente di Ipnosi Clinica per Medici e Psicologi presso la SIMP (Società Italiana di Medicina Psicosomatica). Le rivolgiamo alcune domande in occasione del suo intervento alla terza edizione del Festival di Bioetica  che si tiene a Santa Margherita Ligure, 29 e 30 agosto 2019 ed è organizzato dall'Istituto Italiano di Bioetica

"Futuro fuori cornice" è la mostra d'arte allestita durante il Festival di Bioetica a Santa Margherita Ligure. Intervista alla curatrice Maria Galasso

di Tiziana Bartolini

"Futuro fuori cornice" è il titolo della mostra d'arte che accompagna la terza edizione del Festival di Bioetica (Santa Margherita Ligure, 29 e 30 agosto 2019) organizzata dall'Istituto Italiano di Bioetica. Maria Galasso è stata sempre la curatrice delle iniziative artistiche previste nei programmi del Festival e quest'anno, attraverso le opere che saranno esposte di Paolo Carugati, Ornella Gario, Maria Grazia Novaro, Gabriella Oliva e Mimmo Padovano vuole porre all'attenzione linguaggi artistici che raccontano o esplorano il futuro e le libertà possibili o desiderate. Le chiediamo di spiegarci le ragioni delle sue scelte.

L'estinzione dell’animale uomo è inevitabile? Forse, ma intanto cambiamo gli stili di vita. Parola di un medico dell'ambiente

Il 30 agosto il dr Gianfranco Porcile Presidente di Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova (Ecoistituto ReGe) e referente per la regione Liguria di ISDE Italia Medici per l’Ambiente interverrà sul tema della filiera agroalimentare al Festival di Bioetica che si tiene a Santa Margherita Ligure il 29 e 30 agosto 2019. Gli abbiamo rivolto alcune domande.

di Tiziana Bartolini

FESTIVAL BIOETICA: CAMBIAMENTI EPOCALI E ESERCIZI DI FUTURO

di Tiziana Bartolini

La terza edizione del Festival di Bioetica (Santa Margherita Ligure, 29/30 agosto 2019) affronta il tema del ‘Futuro’. In questa intervista la professoressa Luisella Battaglia, tra le ideatrici dell'iniziativa e motore dell'Istituto Italiano di Bioetica, che organizza l'evento in collaborazione con il Comune, illustra le riflessioni e gli obiettivi che hanno animato gli organizzatori. 

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