Perché non abbiamo alcun imbarazzo nell’interpretare alcuni “segni” del nostro cane come “ ha fame”, o “vuole uscire” - ed in questo dimostriamo sempre una corretta interpretazione senza l’acquisizione di particolari studi accademici -, ma proviamo un certo disagio, fino a sentirci ridicoli, se cerchiamo di affermare “il mio cane è felice”?

Eppure chiunque di noi ha vissuto con un animale ha un suo racconto, un suo pensiero, un evento da condividere. Come è possibile allora che la creatura ritenuta la più intelligente, l’uomo, abbia creato una frattura così ampia tra mente e cuore tanto da non essere in grado di decifrare i segnali d’amore che emettono gli animali non umani? Siamo davvero così inibiti da negare, anche a noi stessi, il solo piacere di interpretare delle emozioni?

Solo col tempo la Scienza ha iniziato ad ammettere che dopotutto non siamo gli unici esseri con una personalità e un pensiero. Forse, va riconosciuto, che una certa dose di antropocentrismo va difesa, e non demonizzata in massa, perché rappresenta il nostro unico strumento alle barbarie di oggi.

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