27 agosto, ore 16.30

Felicità è una di quelle parole che, come clima, qualità, ecc., si riferiscono a concetti ben chiari a tutti ma difficili nella definizione. Spesso ognuno di noi in testa ha un’idea ben precisa di felicità ma che non è la stessa per gli altri. Felicità è una coperta calda! Felicità è avere un grande amico! Felicità è un cucciolo caldo! I Peanuts di Charles Schulz ci hanno fatto sorridere e riflettere tanto tempo fa ma nulla è cambiato. Per qualcuno felicità è poter darsi ad acquisti sfrenati sull’onda di un consumismo compulsivo, per altri è sognare di fuggire su una barca e veleggiare nel Mar dei Caraibi in compagnia di un partner bello e piacevole, per altri siamo tutti viaggiatori sulla stessa astronave e la felicità non può prescindere da quella degli altri compagni di viaggio.Una delle definizioni più belle e complete e piene di lungimirante saggezza è contenuta nel Discorso sulla felicità di José Mujica, quando era presidente dell'Uruguay, discorso che venne tenuto al Summit di Rio de Janeiro +20, del 2012. Partendo dai concetti di fraternità e solidarietà Mujica alla suddetta Conferenza dell’ONU spiegava con chiarezza che la felicità non poteva essere solo riservata alla parte ricca della popolazione mondiale e che soltanto una lotta al consumismo e un impegno concreto di tutela dell’ambiente e di pacifica coabitazione con la Natura potevano consentire la sopravvivenza e la pace sul nostro Pianeta, condizioni irrinunciabili per una vera Felicità di tutti gli esseri umani. A mio avviso il concetto di Felicità si può avvicinare ad una buon piatto dell’arte gastronomica. Per una ricetta ben riuscita ci vogliono due ordini di fattori:

  1. La abilità dello chef: corrisponde alla capacità di ognuno di noi a godere delle cose buone e belle della vita, senza desiderare sempre qualcosa che non abbiamo. E’ una predisposizione interiore che magari ci fa essere felici di cose anche quotidiane e semplici: un tramonto sul mare, il sorriso di un bimbo, un’opera d’arte che ci emoziona, l’amore corrisposto di qualcuno e così via
  2. E poi ci sono gli ingredienti: a mio parere nella ricetta della felicità (e potrà forse sorprendere qualcuno) ci possono stare anche la malinconia, la nostalgia (ricordo di un passato piacevole) e lo stress. Ci possono stare, ma devono essere presenti a piccole dosi. Ingredienti irrinunciabili invece sono Etica, Gioia, Salute, Serenità e Spiritualità: ognuno di noi nella ricetta della propria felicità potrà privilegiare un aspetto con dosi maggiori rispetto agli altri, ma mi sembra che tutti questi elementi possano essere molto utili, oserei dire indispensabili, per un buon piatto di Felicità.

Uno degli aspetti che abbiamo appena menzionato è la SALUTE. E’ intuitivo che una persona in preda ad un dolore fisico insopportabile, fosse anche un banale mal di denti, oppure preoccupata per una diagnosi di malattia grave ed inguaribile, pur con la massima buona volontà, non potrà mai essere felice. E’ quindi la Salute una condizione necessaria ma non sufficiente per la felicità. Salute a sua volta vuol dire tante cose: tra le più importanti ci sono le seguenti.

La Prevenzione: che ha lo scopo di non far ammalare le persone. Tra i principali determinanti della salute vi è l’Ambiente: un corretto rapporto con l’ambiente e con la natura è presupposto essenziale perché possa stare bene anche il genere umano, di questa e delle generazioni future.

L’Alimentazione: da intendere non soltanto come prescrizioni dietetiche, ma piuttosto come modalità di sviluppo che tenga conto delle valenze ambientali ed economiche legate alla filiera del cibo, dal rispetto della terra (che poi vuole dire della Terra) che non va violentata con sostanze chimiche, al Km Zero, alla giusta retribuzione di quanti lavorano su questo tema nelle diverse fasi della produzione, del trasporto e della vendita al dettaglio.

La Medicina poi deve a sua volta essere basata sulle conoscenze scientifiche e sui valori umani e pertanto ci vogliono equità nelle cure, rispetto della persona assistita e sobrietà nelle prescrizioni diagnostiche e terapeutiche: appropriatezza e scelte condivise con il paziente o cittadino sano.

In quest’ottica si parla di centralità del paziente, considerando l’importanza del rapporto tra medico e malato. Se il medico è l’esperto delle malattie, il cittadino assistito, sia esso ammalato che sano, è l’esperto della sua vita, del suo vissuto, delle sue aspettative, della sua concezione di vita.

Ma anche una riflessione sul medico è necessaria. Chi cura il curante? Il medico è felice? L’esistenza del burn out (una sorta di senso di svuotamento interiore) che colpisce spesso coloro che sono chiamati a relazioni di cura rappresenta un problema spesso grave e frequente, che pregiudica lo stato di salute del medico e, di conseguenza, può compromettere anche la sua performance professionale.

Si tratta di argomenti molto seri. Ma la felicità non è la risata spontanea scatenata da una divertente barzelletta. Soltanto affrontando con serietà le cose serie, e la ripetizione è voluta, si può costruire quella “Leggerezza dell’essere” che è la base dell’essere veramente felici.

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