Benvenuti al Festival della Bioetica 2018

La Felicità per l’uomo, l’ambiente, gli animali!


“La felicità non è un obbligo ma una possibilità di vita secondo il ‘ben vivere’, una fioritura delle capacità personali che valorizzi il “prendersi cura” di sé, degli altri e del mondo”

 

csbf2018FESTIVAL DI BIOETICA

edizione 2018

 

Luisella Battaglia

intervista

Un ben vivere in grado di rispondere ai nostri bisogni e di rispecchiare i nostri ideali

 interviste

Rivoluzione biologica e biotecnologie: riflettere sull’impatto nelle nostre vite

Professoressa Luisella Battaglia, è molto importante che siate riusciti ad organizzare la seconda edizione del Festival di Bioetica. Quali elementi di questo positivo risultato ritiene particolarmente significativi?

L’edizione precedente, dedicata al tema della salute, ha raccolto molte adesioni e ha suscitato un interesse che ci ha colpito, confermandoci nell’importanza di un appuntamento annuale di alta divulgazione delle tematiche bioetiche, dedicate a un tema specifico e aperto alla cittadinanza Il nostro obiettivo era - ed è - quello di attivare il dibattito pubblico e di sollecitare una riflessione critica ed argomentata sulla cosiddetta rivoluzione biologica e sull’impatto delle biotecnologie sulla nostra vita quotidiana.

La FELICITÀ è il tema su cui avete voluto concentrare l'attenzione, tema deciso molti mesi fa (praticamente alla fine della prima edizione) e che, forse non casualmente, è anche il tema dell'anno. Un argomento che rischia di essere banalizzato, mentre vale la pena di riflettere sul senso e sul valore delle cose che ci rendono davvero felici. È questo l'obiettivo del Festival?

La scelta del tema che del tutto casualmente riprende quello dell’anno, rappresenta una vera e propria sfida. Si tratta, infatti, di andare oltre le visioni più convenzionali della felicità legate al benessere, all’acquisizione dei beni, al calcolo dei piaceri per riflettere sul significato più profondo che riveste per noi la ricerca della felicità come scoperta di sé, realizzazione delle proprie capacità, in vista di un ben vivere in grado di rispondere ai nostri bisogni e di rispecchiare i nostri ideali. Una visione che per molti aspetti ripropone, aggiornandolo, l’ideale classico dei greci della eudaimonia da intendersi come una buona (eu) realizzazione del proprio demone, e quindi, della propria vocazione. Oggi viviamo nell’età della tecnica. Le biotecnologie, in particolare, possono aiutarci in questo progetto? E se sì, in quale misura, entro quali limiti? Come si vede la bioetica è chiamata in causa.

Con quale criterio avete individuato i relatori e le relatrici? Con quale intento avete chiesto loro di portare al dibattito i loro contributi di pensiero o di condividere le loro esperienze e conoscenze?

Relatrici e relatori sono stati invitati sia per le loro competenze specifiche nei diversi ambiti -filosofico, medico, psicologico, economico, artistico, ecologico, veterinario - sia per l’apertura interdisciplinare che caratterizza il loro particolare impegno professionale. In bioetica, infatti, ogni disciplina è insieme necessaria e insufficiente: necessaria per il contributo indispensabile di conoscenza che apporta ma insufficiente in quanto non può pronunciare la parola definiva su una determinata questione. Il dibattito, in tal modo, si arricchisce ma resta sempre aperto: la ricerca, per riprendere le parole di Karl Popper ‘non ha fine’.

Il filo conduttore, anche nella precedente edizioni, è affrontare ogni tema mantenendo l'attenzione su un triplice asse: esseri umani, ambiente e animali. Perché questa scelta?

Il triplice asse riflette fedelmente quella che è l’ispirazione originaria - e originale - del nostro Istituto, l’unico nel panorama italiano che sostiene l’idea di una bioetica globale come etica del bios cioè dell’intero mondo vivente, umano e non umano. Una visione, questa, che se assunta e praticata consapevolmente, ci richiama alla necessità di affrontare la questione del nostro ben vivere in termini complessi e indivisibili, tenendo conto delle esigenze, dei bisogni e dei diritti di ogni membro della comunità di vita della Terra.

Oltre all'organizzazione del Festival, quali sono le attività dell'Istituto Italiano di Bioetica?

Il Festival rappresenta il momento riassuntivo di una serie di iniziative che l’Istituto Italiano di Bioetica realizza nel corso dell’anno, nelle diverse sezioni in cui è articolato (Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Trentino, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglie, Sicilia, Toscana): tavole rotonde, conferenze, convegni, cicli di lezioni, presentazione di libri dedicati ai temi più rilevanti del dibattito bioetico nazionale e internazionale. Un’iniziativa di particolare rilievo, ideata dall’Istituto, è l’organizzazione delle Conferenze nazionali di bioetica per le scuole, svolte annualmente in collaborazione e col patrocinio del Comitato Nazionale per la Bioetica, e destinate a informare e formare docenti e studenti sulle principali problematiche bioetiche. Tra i temi trattati, i diritti umani, l’ingegneria genetica, la donazione degli organi, l’etica della cura, bioetica e veterinaria, abitare la Terra, la roboetica.

Note

Durante le due giornate del Festival sarà possibile visitare nelle sale di Villa Durazzo la mostra di pittura “Sguardi di Felicità”, curata da Maria Galasso, con le opere di Marisa Bertolotti, Matteo Delbene, Roberto Malinverni, Teresa Ruggiano.
Negli intervalli tra le varie sessioni sono previsti interventi di poesia e musica dal vivo con la partecipazione di Alessandra Bani, Ivano Malcotti e Paolo Isotta.

Il Festival di Bioetica ha ottenuto il patrocinio di:
Comitato Nazionale per la Bioetica, Regione Liguria, Comune di Genova e Città Metropolitana, Unesco Chair in Bioethics, Biogem, Università di Genova, Ecoistituto ReGe, Soroptimist, Fidapa Genova, Istituto di Tecnologie Avanzate, OMCeOGE.

Contatti: cell 339 5364627 – mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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l Festival di Bioetica, giunto alla sua seconda edizione, vuole portare un suo contributo di idee e riflessioni per la sfida del futuro: come raggiungere la FELICITA’ individuale e collettiva attraverso una cittadinanza planetaria che sappia elaborare proposte e carte dei diritti, progettare istituzioni sovranazionali capaci di tracciare le nuove frontiere della giustizia.

Nella prima giornata si parlerà di ben vivere declinato secondo l’approccio delle capacità teorizzato dal premio Nobel per l’economia Amartya Sen. Approfondiremo l’idea di fioritura umana, il godere di livelli essenziali di benessere e, soprattutto, la possibilità di sviluppare quelle capacità – salute, affettività, immaginazione, pensiero, ecc. – che appartengono a tutti gli esseri umani.

Nella seconda giornata vedremo come le conoscenze attuali richiedano una riflessione che tenga conto della rete di relazioni che ci collega alla natura e agli animali, anche in proiezione futura, e che oltrepassi il contesto degli Stati nazionali
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Istituto Italiano di Bioetica

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