[pubblicato  in NOI DONNE - http://www.noidonne.org/articoli/festival-di-bioetica-le-conclusioni-della-seconda-edizione.php]

La Felicità a 360 gradi, per dirla in una battuta, è stata protagonista della due giorni del Festival di Bioetica, organizzata in collaborazione con il Comune e ospitata a fine agosto 2018 a Santa Margherita Ligure. In una sapiente e stimolante miscellanea di sguardi elaborati a partire da differenti premesse scientifiche, il tema della Felicità è stato scandagliato da esperti e studiosi che hanno proposto interessanti e originali riflessioni cogliendo aspetti diversi e, talvolta, inaspettati. Questa seconda edizione del Festival ha mantenuto la promessa della precedente, e il ricco dibattito è stato accompagnato da un cospicuo programma culturale studiato per contribuire alla complessità che il concetto di Felicità evoca e contiene.

Il premio

Mantenendo fede all’idea che la Bioetica attraversa la vita di noi tutti ogni giorno e in ogni azione, anche quest’anno l’Istituto Italiano di Bioetica ha voluto assegnare il Premio Festival Bioetica e nella serata conclusiva del Festival, il 28 agosto, ha chiamato sul palco in piazza Caprera la Fondazione Umberto Veronesi, rappresentata dal presidente Paolo Veronesi. La professoressa Luisella Battaglia, presidente e fondatrice dell’Istituto Italiano di Bioetica, ha consegnato il premio insieme alla critica d’arte Maria Galasso - un’opera della scultrice Brunella Scarpellini, donata dai familiari in sua memoria - e ha illustrato la motivazione del premio: 'Lottare per il progresso della scienza e, inscindibilmente, per la tutela dei diritti delle persone, per la protezione dell'ambiente e il benessere delle altre specie, significa impegnarsi in battaglie di civiltà, rafforzare il sentimento è la responsabilità di una salute globale e indivisibile. È quanto ha fatto in questi anni la Fondazione Veronesi, nella fedeltà all'insegnamento del suo creatore, realizzando un'opera di alto rilievo bioetico'. Da parte sua il prof Paolo Veronesi, ringraziando, ha descritto le attività della Fondazione rivolte prevalentemente a sostenere progetti di ricerca e i giovani ricercatori.

L’arte

Le opere di quattro artisti hanno preso la parola sui legami possibili tra la Felicità e le immagini attraverso la mostra “Sguardi di felicità” allestita nella sale di Palazzo Durazzo e curata dalla critica d’arte Maria Galasso. I fiori di Marisa Bertolotti, le espressioni cromatiche di Matteo Delbene, gli animali di Roberto Malinverni e le marine di Teresa Ruggiano ne hanno tratteggiato alcuni aspetti, mostrando anche l’infinità Felicità che l’espressione artistica regala. E non solo a chi dipinge, considerata la magica atmosfera creata dal reading dell’attore Ivano Malcotti, dalle avvolgenti note diffuse dal pianoforte di Alessandra Bani e dalle arie rossiniane introdotte dal critico musicale Paolo Isotta.

Il 27 agosto, Felicità e ben vivere

È proprio necessario accorgersi della la felicità? Si è chiesto Michele Marchesiello, rispondendo con una certa dose di provocazione, che è molto più facile accorgersi del suo contrario, cioè dell’infelicità nell’accezione di “assenza di felicità”, che è “banalmente” la nostra condizione ordinaria. D’altra parte Michele Schiavone ha osservato che “il carattere costitutivo della felicità è la soggettività in relazione alle differenze individuali di ideali, inclinazioni e background culturale, senza la garanzia di un approccio totalmente razionale” e ha poi sviluppato la riflessione sul versante dell’ “esperienza mistica”. Paolo Aldo Rossi ha proposto una riflessione sui nessi tra scienza, verità e felicità, sottolineando una contraddizione nel fatto che “la scienza dona la verità ma l’uomo s’attende la felicità”. Franco Meschini, richiamando il messaggio di Gesù di Nazareth che ha proposto l’amore come salvezza per l’uomo, ha osservato la validità anche per i non credenti, poiché l’opera umana di compassione verso il sofferente prescinde dal credo religioso ma, in quanto umano offre la salvezza.

Le relazioni che intercorrono tra il diritto alla salute, alla libertà e alla sicurezza sono stati affrontati da un punto di vista di genere (Tiziana Bartolini, La salute delle donne tra sicurezza e libertà), esaminando gli aspetti collegati allo sviluppo economico e alla salute (Enzo Tortello, Fumi nel porto di Genova e la salute) e tenendo presente che la medicina è la più completa perché è anche umanesimo e perché ogni uomo prima o poi la incontra (Giorgio Macellari, Etica in medicina).

Per il tavolo ‘Medicina dei desideri’, la giurista Elena Menon ha proposto alcuni casi ‘estremi’ ma reali, di Procreazione Medicalmente Assistita di fronte ai quali è opportuno domandarsi il senso e gli effetti dell’essere “genitori a tutti i costi”.

Come psicoterapeuta Manuela Iona ha parlato della procreazione tra “Amore e desiderio” e della “relazione d’amore che è a volte luogo di intreccio tra amore e potere nel conflitto che si crea nella dipendenza della relazione amorosa tra l’affermazione di Sé e del proprio desiderio e il riconoscimento dell’altro/a e del desiderio dell’altro/a". Ma se sentirsi “oggetto d’amore“ è l’essenziale per tutti gli esseri umani, occorre tenere presente come “l’atto di responsabilità implicito nella genitorialità non è volontà di appropriazione, non è invidia ma riconoscimento da parte del figlio”.

La complessità della questione “come può una medicina essere sana, rispettosa e giusta” è stata rappresentata con differenti argomentazioni. Gianfranco Porcile ha citato Discorso sulla felicità di José Mujica al Summit di Rio de Janeiro +20, del 2012 in cui è indicata “la lotta al consumismo e un impegno concreto di tutela dell’ambiente e di pacifica coabitazione con la Natura per consentire la sopravvivenza e la pace sul Pianeta, condizioni irrinunciabili per una vera Felicità di tutti gli esseri umani”. Per Slow medicine occorre un nuovo paradigma che Sandra Vernero ha così sintetizzato: una medicina sobria (perché agisce con moderazione, gradualità e senza sprechi e riconosce che fare di più non significa sempre fare meglio), rispettosa (perché attenta alla dignità della persona e al rispetto dei suoi valori), giusta (perché impegnata a garantire cure appropriate per tutti). Importante sapere che il termine “Slow” non è sinonimo di medicina lenta, “ma richiama il concetto di medicina riflessiva, ponderata, che lascia il tempo al pensiero, al ragionamento e al giudizio”. Elisabetta Cofrancesco si è chiesta se “i medici sono felici?” e, citando ricerche, ha spiegato che “più della metà dei medici (soprattutto medici di area critica e d’urgenza, oncologi, neurologi) presenterebbe sintomi significativi di esaurimento, depressione, dipendenza da alcool, farmaci e sostanze” e, infatti, tra i medici “i suicidi e i pensieri di suicidio avrebbero un tasso più che doppio rispetto a quello dei professionisti di altri settori”. Tra i fattori esterni che concorrono a determinare il burnout ci sarebbe “eccesso di burocrazia, problemi organizzativi, scarso personale, orari e carichi di lavoro eccessivi, accanto a fattori personali quali la scarsa o assente educazione alla cura di sé e al riconoscimento dei propri bisogni, alle inadeguate capacità emotivo-relazionali, alla inefficiente gestione delle proprie energie psico-fisiche, alla motivazione affievolita o addirittura spenta”.

Silvana Cagiada ha spiegato che, senza accorgercene, ogni giorno interrompiamo spontaneamente, più volte, la nostra attenzione su ciò che stiamo facendo, attivando uno stato di leggera “trance”, come condizione naturale che ci permette di recuperare le energie, entrando in uno stato di rilassamento psico-fisico spontaneo”. Questa capacità di rilassamento psico-fisico risponde alla necessità di raggiungere e mantenere un equilibrio, ma non sempre funziona come dovrebbe ed è quindi consigliabile “condurre noi tessi in uno stato di rilassamento psico-fisico, immergendoci semplicemente nella natura o abbandonandoci nella natura, nei colori e nei suoni che la rappresentano, anche attraverso la visione o l’immaginazione di essa”. Anna Graziella Burroni, con una efficace dissertazione, ha definito la pelle “organo di relazione per eccellenza” che “protegge il nostro mondo interno e ci mette in contatto con il mondo esterno”. La pelle “è anche il nostro diario di bordo: quella piccola cicatrice ricorda la varicella a 6 anni…..quella macchiolina la scottatura a 20”. Importante, ha sottolineato la relatrice, pensare che la felicità si realizza “quando l’immagine di come noi vorremmo essere coincide con quella che abbiamo. Non è facile perché l’immagine corporea è un concetto dinamico, dobbiamo imparare ad accettarci bambini, poi adolescenti, poi adulti, poi vecchie, talvolta con malattie cutanee. Un’emozione positiva, attraverso il sistema psico-neuro-immuno-endocrino illumina proprio la nostra cute e rende ragione al detto: è felice a fior di pelle!”.


 

28 agosto

La seconda giornata, organizzata in collaborazione con l’Ecoistituto ReGe, è stata attraversata da riflessioni sulla natura. Sul piano filosofico e sul piano dell’etica della cura, Fiammetta Ricci si è chiesta se “anche i luoghi fisici, come luoghi simbolici, non possano far ritrovare significati aggreganti di valore collettivo nella scelta comune di un impegno di cura come antidoto ai bio-proceduralismi puramente tecnocratici e ad ogni forma di deresponsabilizzazione e indifferenza sociale nei confronti dell’uomo, dell’ambiente e in ultima analisi della vita futura sul nostro pianeta”. Le ha fatto eco Paola Sabbion, osservando che “la sostenibilità ambientale, economica e sociale delle città occupa una posizione prioritaria nell’agenda politica globale” ha sottolineato che “l’impatto sulla salute, sul disagio psicologico e sociale della popolazione urbana sono spesso associati a condizioni di vita imputabili ad ambienti urbani inadeguati. In questo contesto, il verde e la qualità del paesaggio urbano costituiscono questioni di primaria importanza che le città stanno sempre più integrando nella prassi pianificatoria per rendersi più attrattive e fornire una migliore qualità della vita”. Sabbion ha quindi richiamato la correlazione tra felicità, qualità urbana e benessere dei cittadini. Non a caso Lucio Romano ha richiamato la tragica realtà delle “Terre dei Fuochi”, definendola “una questione di bioetica ed etica sociale”. A conferma dell’influsso dell’ambiente sullo stato di benessere degli umani Marco Nieri ha richiamato Bio-elettromagnetismo vegetale e Forest Bathing per recuperare salute ed eliminare lo stress, informando che “studi recenti hanno riscoperto le potenzialità terapeutiche a livello psico-emozionale degli spazi verdi e della fruizione consapevole di alcune tipologie di ambienti naturali. Nuove discipline e applicazioni entrano in profondità nella conoscenza degli effetti fisici prodotti dalle piante sul nostro organismo, permettendo di inserire le piante sia negli interni che negli spazi esterni per aumentare il nostro benessere e ridurre velocemente lo stress”. Si tratta di “una tecnica innovativa, chiamata Bioenergetic Landscapes”.

La favola ecologica PSICHE AMBIENTE di Enrica Zinno, con la sua forza terapeutica, è dedicata al grave problema della plastica nel mare. “Gli animali sono protagonisti e offrono agli Esseri Umani, disorientati dai mutamenti climatici e dal degrado ambientale, soluzioni impreviste e salvifiche”. Agli animali e al rispetto loro dovuto è stato dedicato la sessione dal titolo “il ben vivere degli animali: una nuova frontiera dell’etica”, moderata da Luisa Marnati con i contributi di Vilma Baricalla, Giuseppe Pallante e Angelo Gazzano.

 


L’Agorà del 27 agosto ha affrontato una realtà che è già parte integrante della nostra quotidianità, la robotica. Il titolo della serata era “BIOROBOTICA, NEUROSCIENZE E INGEGNERIA GENETICA: LE SFIDE DEL POSTUMANO” e ha visto il confronto di alcuni esperti, tra i quali l’ingegnera Michela Chiappalone, che ha illustrato la sua attività di ricercatrice presso l’IIT di Genova. Il versante normativo è stato affrontato da Salvatore Amato (Università di Catania) il quale, osservando che l’attuale modello giuridico appare assolutamente inadeguato a disciplinare gli sviluppi tecnici, cognitivi e operazionali dei processi di automazione legati alla robotica e all’intelligenza artificiale, ha posto l’aceto sugli squilibri esistenziali che potrebbero derivare dalla delega tecnologica ai robot di alcune funzioni umane fondamentali e al problema della ricaduta antropologica dell’elaborazione di nuove categorie giuridiche o della riformulazione delle tradizionali categorie giuridiche.

L’Agorà del 28 agosto ha visto un vivace scambio di vedute, coordinate da Franco Manti, sul tema “DALLA CRESCITA ALLO SVILUPPO. PER UNA ECONOMIA DELLA FELICITÀ”. L’attenzione della platea è stata conferma che si tratta di un tema sensibile sui vasti strati della popolazione pongono attenzione e si interrogano.

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